PSICOTERAPIA IPNOTICA, SUICIDIO E PERSONA: NOTE ESPLICATIVE


Allora il Signore Dio fece cadere un sonno profondo su Adamo che si addormentò. E mentre dormiva, Dio prese una delle sue costole, mettendo carne al suo posto; poi con la costola tolta all’uomo, formò la donna e la condusse ad Adamo”. (Gen. 2, 18-25) Ritroviamo l’ipnosi (o meglio, l’anestesia ipnotica) già in questo passo della Bibbia, a dimostrazione di come sia un fenomeno radicato nella storia umana.

Potremmo identificare con questo termine quel particolare momento in cui, attraverso la semplice comunicazione, la persona sceglie di attirare la propria attenzione sui suoi pensieri e staccarsi dalla realtà esterna, dai suoni e dalla parole proposte del terapeuta ipnotista. Non a caso M. Erickson, uno dei maggiori studiosi della materia, definisce l’ipnosi come “una componente comunicazionale naturale”, iniziando a sfatare false interpretazioni magiche di un fenomeno psichico sperimentabile da chiunque e più volte al giorno. Pensiamo, per esempio, a quante volte ci è capitato, leggendo una mail, di escludere dal nostro campo percettivo qualcuno che ci sta parlando: ci concentriamo unicamente sullo schermo del computer, riflettiamo mentalmente sulla eventuale risposta, occupando il nostro pensiero e “tralasciando” ciò che arriva dall’esterno. Questa focalizzazione dell’attenzione sui propri pensieri è molto simile a quello che succede in terapia, durante una comune seduta ipnotica, quando il paziente sceglie volontariamente di farsi accompagnare dal terapeuta in un livello comunicativo dominato dall’emisfero destro- creativo, occupando quello sinistro-razionale.

Dobbiamo, però, chiarire che l’ipnosi è un mezzo, una tecnica; la psicoterapia ipnotica è la terapia. Se utilizzassimo una metafora navale, potremmo affermare che indurre una trance equivale a varare una nave, inutile se poi non si conosce ha la direzione verso cui farla navigare.

Buona parte di questa direzione è fornita dal nostro inconscio, in termini, però, assolutamente non freudiani. Infatti, per Erickson l’inconscio è la sede delle risorse (soluzioni, emozioni, ricordi, pensieri) della persona, immagazzinate nel corso di una vita, non la sede dei vissuti rimossi. Quindi, l’ipnosi, ericksonianamente intesa, tende a curare la persona traendo soluzioni dalle esperienze esperite dal paziente, senza mai superare – ed è bene specificarlo- le convinzioni etiche, morali e di volontà del soggetto. E’ un’ipnosi ritagliata sul singolo caso e che, grazie ad uno stato della coscienza modificato (non alterato), porta ad un cambiamento, ad una “risposta dall’interno”, in grado di direzionare e modificare i comportamenti della persona. Il tutto rispettando tempi e modi che solo la persona conosce.

Nel 2011 ha avuto risalto nei media americani la notizia di uno studente che si è suicidato il giorno dopo una seduta di ipnosi. Per lungo tempo ci si è interrogati sulla causalità tra stato modificato della coscienza e rischio di indirizzare la persona verso gesti autolesivi.

Ad oggi, non esiste alcuna relazione dimostrata tra ipnosi e suicidio, né uno studio, in letteratura, scientificamente valido sull’argomento.

Erickson, nelle sue Opere (1982), afferma che “sono stati impiegati vari procedimenti sperimentali su un gran numero di soggetti ipnotici bene addestrati per indurli a compiere, in stato di trance o in risposta ad ordini o suggestioni ricevuti in stato di trance, azioni di natura anticonvenzionale, nocive, antisociali e persino crimini, comportamenti aggressivi contro se stessi e altri, come pure a permettere l’abuso diretto del soggetto ipnotico da parte dell’ipnotista. […] i risultati hanno costantemente denunciato il fallimento di tutti i provvedimenti sperimentali intesi ad indurre i soggetti ipnotici a compiere azioni riprovevoli, in risposta alla suggestione ricevuta in trance, anche se essi, in condizioni di consapevolezza vigile, ritenevano accettabili molti atti per i quali avevano ricevuto la suggestione”.

Lo stesso autore, inoltre, fissa ulteriori punti fermi: “Anziché mostrarsi ciechi, remissivi, automi pronti all’ubbidienza e all’acquiescenza irragionevole all’ipnotista e all’accettazione delle suggestioni e degli ordini che venivano loro impartiti con estrema accuratezza, i soggetti diedero piena capacità di autoprotezione, di pronta e completa facoltà di valutazione e giudizio critico, di elusione, evasione o totale rifiuto degli ordini, di risentimento verso l’ipnotista e resistenza a farsi strumentalizzare da lui. […] dai risultati sperimentali si puo’ quindi trarre la conclusione che è impossibile servirsi dell’ipnosi per indurre gli ipnotizzati a compiere azioni illecite verso se stessi e gli altri e che l’unico vero rischio lo corrono gli ipnotisti sotto forma di condanna, rifiuto e smascheramento”.

Potremmo, quindi, sostenere una regola generale: non si possono indurre azioni o idee che l’individuo non accetterebbe o metterebbe in atto razionalmente, in veglia. Il nuovo funzionamento psichico prodotto dall’ipnosi, quindi, è determinato dalla chiave evolutiva o autoprotettiva del soggetto. Questo meccanismo può essere utilizzato per la cura e la riabilitazione di un gran numero di psicopatologie, comprese le depressioni, spesso correlate al rischio suicidario.

Ad esempio, in un recente studio, Kirsch (2005) individua nell’utilizzo dell’ipnosi la prima scelta tra le psicoterapie per persone depresse, poiché, tra l’altro, mantiene una certa stabilità del trattamento nel tempo.

Un altro studio (Alladin, 2009) ha posto ulteriori spunti di riflessione sull’argomento, applicando un particolare tipo di ipnosi alle depressioni più resistenti sia al trattamento farmacologico che a quello con altre psicoterapie. Il coinvolgimento di emozioni, funzioni corporee, comportamenti e pensieri nella seduta ipnotica porta il soggetto depresso ad avere maggiore possibilità di riabilitazione rispetto al solo trattamento psicofarmacologico o al semplice piano cognitivo: vi è, dunque, una perfetta integrazione tra il versante psichico e quello fisico.

Anche nell’area dei disturbi della personalità (altra psicopatologia con potenzialità suicidaria), l’ipnosi mostra di essere una psicoterapia affidabile in termini di cambiamento di pensieri, di facilitazione dei processi emozionali e razionali (Myerson et al., 2009).

In una ricerca del 2005, Hutchinson et al., individuano la psicoterapia ipnotica come potenziale metodo di cura dei disturbi alimentari (eating disorders), poiché toccherebbe in maniera diretta tematiche quali il comportamento alimentare e l’immagine corporea, riducendo spesso l’ansia che è alla base del fenomeno. Similmente, l’azione dell’ipnosi sulla componente ansiosa permetterebbe di agire favorevolmente sui processi che generano disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati. E’ il caso del binge eating disorder, ampiamente diffuso tra gli adolescenti, che cercano nel cibo un rimedio alla loro sofferenza, insoddisfazione, depressione. Il disagio di questi soggetti si aggrava, a sua volta, attraverso il progressivo aumento ponderale. Tale disturbo ha, infatti, mostrato in letteratura una stretta connessione con il fenomeno dell’obesità (Brauhardt et al., 2014), emergenza sanitaria che trova oggi importanti difficoltà di contenimento a livello mondiale. Ecco, dunque, che l’affiancamento della tecnica psicoterapica all’approccio dietetico va a rappresentare un valido supporto, attraverso cruciali modificazioni cerebrali e comportamentali.

Questi studi dimostrano ancora una volta che l’ipnosi, intesa in senso medico e psicoterapico, è un ottimo strumento di cura clinica.

Dobbiamo, dunque, abbandonare l’idea di un’ipnosi legata a suggestioni magiche o naif, espressione di derive pericolose, portatrice di gesti autolesivi: questi timori sono del tutto infondati, sia in letteratura, sia nella pratica clinica quotidiana.

Al netto delle interpretazioni, resta, comunque, centrale nella pratica clinica dell’ipnosi la persona, un concetto quanto mai usato e abusato che, sia pure per sommi capi, necessita di una minima fondazione fenomenologica.

La persona, che radica nella situazione, nel “qui e ora”, la sua intenzionalità, il suo essere progetto aperto, possibilità sempre nuova, si presenta con i tratti distintivi della novità, iniziativa, unicità, profondità, (De Monticelli, 2009; Gabrielli e Iannó, 2010). In altri termini, la persona è unicità irriducibile, finalità strutturale, apertura di significati (Gabrielli e Iannó, 2010), soprattutto libertà insopprimibile.

In questo senso, valgano, a suggello di quanto stiamo dicendo, le parole di Pareyson (1985): «La situazione è senza dubbio passività, perché non dipende dall’uomo: non dipendono da me la datità della mia situazione, la mia collocazione nella storia, la costituzione del mio corpo, la spontaneità delle mie doti […]. Ma all’interno dell’atto con cui la libertà vi reagisce, o ribellandovisi o adottandola, essa acquista un carattere attivo, o in senso negativo come impedimento e inciampo, o in senso positivo come occasione e spunto».



BIBLIOGRAFIA:


  • AA.VV., I tre manifesti teorico – didattici, in Raccolta documentaria, AMISI, Milano, 2002.

  • Alladin Assen, Evidence-based cognitive hypnotherapy for depression, Contemporary Hypnosis, 2009, Vol. 26 Issue 4, p245-262. 18p.

  • Brauhardt A, Rudolph A, Hilbert A. Implicit cognitive processes in binge eating disorder and obesity. J Behav Ther Exp Psychiatry, 2014;45(2):285-290.

  • De Monticelli R., La novità di ognuno. Persona e libertà, Garzanti, Milano 2009.

  • Erickson M.H. (1982), Opere, Astrolabio, Roma, 1982.

  • Gabrielli F., Iannó M., a cura di, Del limite. Pagine di filosofia e medicina, Ludes University Press, Lugano 2010.

  • Hutchinson-Phillips S et al., Differing roles of imagination and hypnosis in self-regulation of eating behaviour, Contemporary Hypnosis, 2005, Vol. 22 Issue 4, p171-183. 13p.

  • Kirsch I., Medication and suggestion in the treatment of depression, Contemporary Hypnosis, 2005, Vol. 22 Issue 2, p59-66. 8p.

  • Mosconi G.P., Ipnosi neo – ericksoniana: la psicoterapia ed il training ipnotico, Franco Angeli, Milano 2008.

  • Mosconi G.P., Psicoterapia ipnotica. Principi e fondamenti, Piccin, Padova 1993.

  • Mosconi G.P., Teoretica e pratica della psicoterapia ipnotica, Franco Angeli, Milano 1998.

  • Myerson J., Konichezy A., Out-of-Illness Experience: Hypnotically Induced Dissociation as a Therapeutic Resource in Treating People with Obstinate Mental Disorders, American Journal of Psychotherapy, 2009, Vol. 63 Issue 2, p133-146. 14p.

  • Pareyson L., Esistenza e persona, Il Melangolo, Genova 1985.